MOLA 1956
La storia della nostra azienda Mola nasce nel 1956, anno in cui venne acquistata da mio nonno Guido Pavoletti
Ma l’area in cui ancora oggi si trova aveva in antichità altre caratteristiche, essendo una zona paludosa posta dietro la piccola baia che porta lo stesso nome. Durante il periodo fascista tutta la zona fu oggetto di opere di bonifica dopo le quali iniziò un importante progetto di valorizzazione sotto la guida del signor Angelo Fantozzi. Grazie a lui venne infatti realizzata un’azienda agricola assai moderna per quell’epoca, dotata di un centro dedicato all’allevamento del bestiame e di una cantina vinicola con contenitori in cemento e spazi per l’affinamento in grandi botti di legno dei vini: qui si produceva anche un particolare vino vermouth (da wermut, nome tedesco dell’artemisia maggiore) aromatizzato con un misto di erbe locali.
Divenuta di nostra proprietà, negli anni ‘60 vide potenziata l’attività vinicola con l’impianto di nuovi vigneti fra i quali uno di Aleatico posto in collina, piantato proprio nell’anno in cui io sono nato. Da questo vigneto ho derivato tutte le marze per riprodurre le barbatelle di Aleatico per i nuovi impianti effettuati a partire dal 2000: così facendo da una parte ho garantito il patrimonio genetico dei nostri vigneti, dall’altra posso dire di avere in azienda piante di Aleatico che hanno quasi tutte la mia età.
Non ho purtroppo conosciuto mio nonno, morto quattro anni prima che nascessi, ma cerco di custodire al meglio la sua eredità!
Questa storia può sembrare bizzarra tuttavia voglio credere che la mia grande passione per il vino Aleatico derivi dal fatto di averlo “gustato” fin da piccolissimo. Sono nato alla fine di giugno e poco tempo dopo la mia famiglia si è trasferita per l’estate nella nostra casa all’isola d’Elba. Quell’anno faceva molto caldo, io volevo essere allattato continuamente e mia madre aveva sempre una grande sete. Così, avvolte si preparava una bibita rinfrescante con tanta acqua gelata e un po’ di Aleatico, che grazie al contenuto zuccherino contrastava i suoi cali di pressione. Oggi mi piace pensare che parte del suo delizioso e dolce aroma si trasmettesse al latte di mia madre e che quindi io possa dire di essere stato ogni tanto “allattato ad Aleatico”. Ecco spiegata la mia grande passione per questo vino straordinario!
L’isola d’Elba come la conosciamo oggi è una meta ricercata da molti turisti e punteggiata di splendidi casolari immersi nel verde. Se vi capita di entrare in una di queste belle dimore provate a grattare tra le pietre dei muri e forse sentirete odore di vino! Come è possibile? Me lo ha spiegato un giorno di tanti anni fa un anziano signore di Capoliveri. La storia inizia al tempo in cui sull’isola d’Elba non esisteva ancora l’acquedotto e la maggior parte delle fonti e dei pozzi d'acqua si trovavano vicino al mare. Molti contadini avevano una piccola cantina di famiglia in collina, vicina ai vigneti allevati sulle terrazze con muretti a secco, visto che le pianure erano riservate alle coltivazioni di cereali e perciò dovevano faticare molto per portare l'acqua fino alla cantina. Così, quando era necessario fare la malta per murare o stuccare le pietre, pare fosse antica abitudine utilizzare un po' di vino vecchio al posto dell'acqua per impastare la malta. Una storia perfetta per affermare che il vino fa parte della tradizione elbana ... fin dalle sue fondamenta!!
La storia del vitigno Aleatico è lunga e appassionante. Arriva dalla Grecia 3000 anni fa con il nome “Liatikos”, si propaga in tutta la Magna Grecia e poi anche al centro Italia con gli Etruschi. La grande diffusione sull’isola d’Elba inizia però in epoca rinascimentale quando, dopo la conquista dell’isola e l’inizio del grande progetto di Cosmopoli (l’attuale Portoferraio) da parte di Cosimo I de’ Medici, si capì che l’Aleatico, già utilizzato sulle colline fiorentine per fare vini dolci densi e aromatici, avrebbe goduto del clima più mite e assolato dell’Elba che poteva garantire una migliore maturazione dell’uva e periodi di appassimento più veloci donando maggiore intensità nei profumi e nel gusto. E’ quindi in pieno Rinascimento che questo vitigno inizia a produrre sull’isola vini profumati, sontuosi ed eleganti, in linea con lo spirito dell’epoca e che si sposavano perfettamente con le ricche pietanze servite sulle tavole dei Medici e degli altri nobili fiorentini. Il gusto dell’Aleatico passito richiama ancora oggi quello rinascimentale: profumato e al tempo stesso elegante e raffinato. Ma anche simile ai vini rossi bevuti ai tempi dell’antica Grecia, degli Etruschi e dei Romani: vini assai profumati ma anche molto zuccherini e con una forte gradazione alcolica, aspetti necessari a garantirne la conservazione durante il trasporto. Per questo venivano diluiti con acqua prima di essere consumati in modo da renderli più bevibili! Cosmopoli, il vecchio nome di Portoferraio al tempo dei Medici